The Human League

1202933369_1001_FT0_human_league_1.jpg“Phil Oakey ha pure una bella voce, ma non canta belle canzoni.” L’anno è il 1984, l’album recensito si intitola Hysteria e la rivista Tuttifrutti (quella dei primi anni, in formato pocket, quando era probabilmente una delle poche riviste musicali che valesse la pena leggere, prima di precipitare negli anni successivi). Una bocciatura per un album che, effettivamente, non ebbe un grande riscontro nonostante lo splendido singolo The Lebanon.

La band era arrivata a quel punto di svolta dopo aver assaporato il dolce sapore del successo. Dopo i primi lavori piuttosto sperimentali, maggiormente assimilabili alla new wave che non al pop, Reproduction e Travelogue, e dopo la scissione, con la fuga di Martin Ware e Ian Craig Marsh (che di lì a breve fonderanno gli Heaven 17), Phil Oakey e Philip Adrian Wright, con l’aggiunta delle coriste Susanne Ann Sulley e Joanne Catherall, diedero infatti alla luce il loro lavoro più rappresentativo: Dare, un lavoro (pensate un po’) apprezzato anche da chi non era propriamente riconducibile al pop (Robert Smith dei Cure l’ha citato come uno dei dischi da lui acquistati al periodo). Il disco era in effetti un ottimo esempio di synth-pop e, soprattutto, conteneva la più grande hit della band: Don’t you want me, oggetto negli anni successivi di svariati remix e cover. Appare perciò un azzardo l’uscita dell’album Hysteria, a tre anni di distanza dal precedente e con un avvicinamento a sonorità maggiormente rock; un avvicinamento molto parziale, c’è da dire, dal momento che in realtà le chitarre e gli arrangiamenti rock-style sono presenti in pratica solo nel singolo, mentre il resto dell’album appare in alcuni tratti come un riempitivo. Ci vorrà la partecipazione del cantante alla colonna sonora del film Electric Dreams, insieme a Giorgio Moroder, a ridare un po’ di fiducia alle ambizioni del gruppo, i cui album successivi, pur essendo ben prodotti e con idee spesso interessanti, non riuscirono a replicare il successo dell’ottimo Dare. Complici dei risultati alterni della band, furono probabilmente anche i frequenti cambi di direzione, dalla svolta black dell’album Crash (il cui singolo Human fu comunque una hit) al ritorno verso un pop molto commerciale dei seguenti lavori. Esce in questi giorni il nuovo cd della band, ridotta a trio da qualche anno a questa parte dopo l’abbandono di Wright, da parte mia non posso che fare i migliori auguri a Phil Oakey e compagne per un pronto riscatto, forti anche del grande interesse del pubblico nei confronti della musica degli anni ottanta.

The Human Leagueultima modifica: 2011-04-22T14:42:04+02:00da realkenshi
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