Talk Talk

Una delle band più sottovalutate degli anni 80 è sicuramente quella dei Talk Talk. 5 album in continua ascesa per la band di Mark Hollis il cui problema principale è quello di essere stata fraintesa… mi spiego meglio. All’inizio degli anni ottanta si era in pieno periodo new romantic, con band come Duran Duran e Spandau Ballet a dettare legge in ambito pop; i produttori che si occupavano di tale musica alla fine erano i soliti noti che cercavano, a volte un po’ forzatamente, paralleli con altre realtà musicali già affermate. E’ il caso di Colin Thurston, già al lavoro con i primi Duran Duran e produttore del primo disco dei Talk Talk, The Party’s Over. Già il nome doppio della band rimandava ai DD, ma anche talune sonorità del gruppo formato da Mark Hollis, Paul Webb, Lee Harris e Simon Brenner li riportavano alla mente. Ad essere sinceri, a parte due-tre canzoni, non è che questo sia propriamente un album epocale: inquietudini pop molto ritmate e almeno un paio di grandi pezzi, Talk Talk e Today. Come esordio, sebbene interessantissimi nei singoli, i Talk Talk non avevano convinto sulla lunghezza del 33 giri, urgevano dunque dei cambiamenti. Fuori Brenner e Thurston, arriva Tim-Friese Greene a collaborare con il terzetto rimasto, diventando, di fatto, il quarto membro della band e il principale responsabile, insieme a Mark, del nuovo corso. It’s My Life è il titolo del secondo lavoro e il successo planetario finalmente arride ai Talk Talk: composizioni più mature, atmosfere in alcuni casi più rarefatte e una serie di singoli di gran presa… la title track, Such A Shame e Dum Dum Girl

Due anni dopo è la volta di The Colour Of Spring, a mio parere l’album più importante per i Talk Talk perché rappresenta il perfetto ponte tra la prima parte della loro carriera e quella successiva che definire superlativa sarebbe dire poco.

Life’s What You Make It sicuramente non è stato un singolo rappresentativo per un album esplosivo, ricco di contaminazioni e partecipazioni eccellenti, e un paio di brani in cui si nota una componente jazz sino ad allora appena intuita. Proprio i brani più particolari del disco anticipano, di fatto, il nuovo percorso musicale dei Talk Talk, che con i successivi lavori prendono definitivamente le distanze dalla musica pop per realizzare dapprima Spirit Of Eden, album etereo e interessantissimo che lascia però perplessa la Emi, casa discografica che li aveva supportati sino a quel momento, e gran parte dei fans, che tre anni più tardi accolgono l’ultimo, estremo lavoro dei Talk Talk, Laughing Stock, trovandovi una band completamente trasformata nel corso degli anni e ormai più vicina al jazz che al pop. Dopo lo scioglimento, Mark Hollis ha realizzato un album solista nel quale ha proseguito la sua sperimentazione prima di annunciare il suo ritiro dalle scene musicali.

Dicevo che la band è stata probabilmente fraintesa: io stesso nel corso degli anni, mi chiedevo come fosse possibile che il gruppo che aveva esordito con The Party’s Over avesse potuto trasformarsi così radicalmente; con il senno di poi, e dopo avere ascoltato tutti i loro lavori, la domanda si è ribaltata e ora mi chiedo come sia possibile che la band ispiratissima degli ultimi lavori avesse potuto frenarsi così clamorosamente nei primi anni d’attività.

Una band di assoluto valore, da riscoprire se non si è avuta la fortuna di conoscerli negli anni ottanta.

Talk Talkultima modifica: 2010-08-06T23:13:53+02:00da realkenshi
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