Red Carpet Massacre

Per una volta faccio uno strappo alla regola e all’interno di questo blog che è dedicato agli anni ottanta, parlo di un disco contemporaneo, uscito qualche settimana fa. Il motivo è presto detto, è l’ultima produzione dei Duran Duran, gruppo che è stato un po’ il simbolo di quel decennio e che ho presentato in uno dei primi post di questo blog (andatelo a rileggere, se ve lo siete perso, per rendervi conto che non ho nulla contro i DD, anzi! Anche se di questo ultimo lavoro non ne parlerò benissimo ;-))

Innanzitutto bisogna ricordare e sottolineare come i Duran Duran non si siano mai sciolti: il “ritorno” operato con “Astronaut” era in realtà un ritorno alla formazione originaria, a cinque. A dire il vero allora mi era venuto il dubbio che la reunion fosse stata un po’ forzata, soprattutto pensando a quanto erano diventati burrascosi i rapporti tra Andy Taylor e i restanti componenti del gruppo nel periodo pre-Notorious (ed infatti ci fu una separazione con tanto di avvocati, carte varie e dichiarazioni al vetriolo in entrambe le direzioni). Non pensavo potesse durare ed infatti Andy Taylor è nuovamente fuori dal gruppo. E’ da precisare però che in questo caso mi metto assolutamente dalla sua parte, dal momento che la divisione è imputabile, pare, al nuovo corso musicale della band: Andy voleva un suono più rock, elettrico, mentre Simon Le Bon si era fissato con un suono ben diverso che avrebbe coinvolto personaggi come Justin Timberlake e Timbaland, per ottenere, a suo avviso, un prodotto più adatto ai tempi ed appetibile per i fan, vecchi e nuovi.

Ho comprato a scatola chiusa il cd, e l’ho ascoltato innumerevoli volte. Perciò non mi si può accusare di superficialità nell’ascolto. Si comincia, male, con la copertina: bella per carità, peccato mi abbia istantaneamente riportato alla mente quella di “Reproduction” degli Human League (simile ma migliore… e molto discussa all’epoca)

Parlando delle canzoni, mi tolgo il dente subito e vi dico che questo è probabilmente il disco meno riuscito dell’intera discografia dei DD: la produzione di questi cosiddetti geni della musica che i quattro inglesi hanno voluto a tutti i costi ha, a mio avviso, totalmente rovinato alcune idee che parevano interessanti. La cosa che in assoluto ho trovato più insopportabile è il ritmo, assolutamente sintetico ed elettronico, che pervade l’intero cd. L’iniziale “The Valley” è un brano molto interessante ma arrangiato malissimo, con una batteria umana probabilmente il risultato sarebbe stato molto, molto migliore. A seguire c’è la title track. Altro brano di cui si intuiscono le potenzialità ma ridotto ad una insopportabile marcetta dal solito omino Duracell alla batteria. Roger Taylor non capisco cosa abbia fatto in molti di questi brani. John Taylor poi era probabilmente in vacanza perchè, per quanto mi sforzi, io il basso proprio non lo sento. Il peggio però deve ancora venire, con i brani che vedono la presenza dei due “Timb-eccetera”…

“Nite-runner” (il prossimo singolo) sembra un qualsiasi brano da boy-band. E’ molto probabile però che con la versione remix farà stragi in discoteca. Questa è una canzone anche simpatica, quella che trovo oggettivamente brutta è “Skin Divers”. Il resto del materiale non è brutto, solo che ha poco senso: non è per i fan dei DD, che vorrebbero ascoltare qualcosa di diverso, nè per i seguaci di tale musica che continueranno tranquillamente ad ascoltare i loro beniamini; ma “Skin Divers” è davvero brutta.

Purtroppo ce ne sono altre altrettanto deludenti, la stessa “Falling Down” è un singolo debole, sono decisamente altri i pezzi che alzano la media di un disco altrimenti insufficiente: mi riferisco a “Box Full O’Honey”, davvero bella e ispirata, e allo strumentale “Tricked Out”, che riporta alla mente alcune cose fatte agli esordi. Purtroppo mi sembra un po’ poco per un disco che nelle intenzioni dei DD doveva confermare il buon “Astronaut”. Alcuni diranno che è giusto cambiare, e lo trovo sacrosanto, ma si può cambiare come avevano fatto nel 2000 con “Pop Trash” e realizzare un bel disco con grandi canzoni, o affidarsi a chi va di moda al momento e provare ad essere ciò che non si è. I ragazzi inglesi hanno scelto la seconda possibilità. Il disco, ripeto, può anche piacere; lo trovo però inutile nella discografia dei Duran Duran e troppo commerciale. Una considerazione finale vorrei farla: temo che i Duran Duran non abbiano una forte personalità musicale, spesso i produttori hanno completamente stravolto alcune delle loro idee… Con “Notorious” Nile Rodgers aveva fatto un ottimo lavoro e aveva dato il sound che in quel preciso momento i DD cercavano… Però… è più forte di me, non posso credere che questo “Red Carpet Massacre” sia davvero ciò che volevano e il meglio che al momento possono realizzare…

Red Carpet Massacreultima modifica: 2007-12-04T16:45:00+01:00da realkenshi
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