Duran Duran

Non tutti i simboli degli anni ottanta sono scomparsi finito quel decennio: alcuni si sino riproposti ora, sull’onda dell’effetto nostalgia di quel periodo, altri invece, tra alti e bassi, hanno proseguito sino ad arrivare ai giorni nostri. Un esempio lampante è un gruppo proveniente da Birmingham; cinque ragazzi alla caccia del successo con idee ben chiare e un’immagine molto forte, ed un nome preso in prestito dal film Barbarella: Signore e Signori, i Duran Duran!

Duran DuranLa vera forza del loro debutto discografico è riscontrabile nella perfetta fusione tra ritmi palesemente dance e quella inquietudine giovanile che scuoteva l’animo di Simon Le Bon (voce), Nick Rhodes (tastiere), John Taylor (basso), Andy Taylor (chitarra) e Roger Taylor (batteria).[Per l’ennesima volta: nessuna parentela tra questi ultimi tre!]. Un’attitudine se vogliamo quasi punk che diede vita a pezzi molto ritmati ma dal carattere ben più marcato di un qualsivoglia lavoro disco del periodo. Una particolarità dei DD è che spesso i singoli sono risultati meno interessanti degli altri brani contenuti negli album: provate ad ascoltare lo strumentale Tel Aviv o la splendida Nightboat e sappiatemi dire…

RioL’album successivo, Rio, è a tutti gli effetti un must-buy degli anni ottanta: una vera e propria perla contenente singoli eccellenti come Hungry like the wolf, Rio, My own way (rallentata rispetto alla schizofrenica versione a 45 giri) e soprattutto Save a prayer, da molti considerato il capolavoro dei cinque; a mio avviso sono ben più interessanti Lonely in your nightmare e la splendida The Chauffeur, una canzone che sfido chiunque a non definire stupenda. 

Seven and the ragged tigerIl successivo album penso risenta di una produzione troppo marcata… mi spiego meglio: suoni un po’ troppo elaborati che mettono quasi in secondo piano alcune melodie, comunque molto forti: mi riferisco in particolare a New moon on monday e alla conclusiva The seventh stranger. E’ più o meno questo il periodo in cui il fenomeno Duran Duran esplode in Italia, creando scene da isterismo collettivo e una serie incredibile di follie legate al loro nome (i famigerati paninari erano rigorosamente fan dei DD…)

ArenaLa consacrazione definitiva avviene con il live Arena, contenente l’anthem The wild boys, probabilmente una delle più grosse porcherie dei cinque inglesi, che come spesso accade però, diviene il loro più grande hit.

Giusto il tempo di realizzare la colonna sonora di un capitolo dell’agente 007 A view to a kill, e succede il patatrac: i Duran si scindono in due band, Arcadia e Power Station, progetti paralleli ma estemporanei che avrebbero dovuto permettere ai cinque di abbracciare più decisamente i loro reali interessi musicali (ascoltate So red the rose degli Arcadia, un album ancora attualissimo)… ma che in realtà sciolgono la band. Al momento di rientrare in sala, mancano Roger (non più in grado di reggere lo stress psico-fisico della routine albumtour) e Andy, intenzionato a continuare come solista: a parte Warren Cuccurullo, ex chitarrista dei Missing Persons, che prende il posto di Andy, alla batteria di lì in avanti nessuno sostituirà mai Roger, con un turbinio di sessionmen che si daranno il cambio nel corso degli anni.

NotoriousNotorious vede alla produzione Nile Rodgers, e si sente: il suono è molto funky e le canzoni molto più black che in passato. L’immagine del gruppo diviene meno colorata e in linea di massima più sobria e seriosa, il suono è molto curato e pulito; l’album però non vende come i precedenti. Ed è un peccato, perchè il disco è molto interessante ed è difficile non muovere nemmeno un piedino ascoltando pezzi come la title track o Skin trade

Big thingGli anni ottanta i Duran li chiudono con Big Thing, un lavoro senz’altro ambizioso ma molto elettronico che spiazza alcuni fan, che comunque non possono assolutamente rimanere indifferenti alla bellezza di Do you believe in shame, qui contenuta.

Nei successivi anni novanta i DD commetteranno alcuni passi falsi ( l’album di cover Thank you e alcuni brani di Liberty sono francamente imperdonabili ), ma realizzeranno anche lavori ben più riusciti come il cosiddetto Wedding album… Un album sottovalutato ma che consiglio a tutti è poi Pop trash, dove una band al lumicino (anche John se n’era andato…) ebbe un’impennata di orgoglio con canzoni davvero molto valide.

E siamo ai giorni nostri, con il ritorno della band alla formazione originaria (operazione commerciale, anyone?) e l’album Astronaut

E non vi ho parlato di quello che è il vero valore aggiunto dei Duran Duran…

(continua)

Duran Duranultima modifica: 2006-05-25T08:10:00+02:00da realkenshi
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